Top

Promosso da:

Con la Collaborazione di:

Idee a confronto

Abbiamo posto tre domande agli Enti del territorio e in particolare alle Società partecipate per raccogliere i diversi pareri sulla nuova normativa. Ecco a confronto le risposte dei principali soggetti interessati ai cambiamenti che diverranno concreti già da quest’anno.


Cosa ne pensa dell’art. 23 bis della legge 133/2008, che prevede la cessazione delle gestioni in house al 31 ottobre 2010?
Angelo Zanellato, Presidente di CONSVIPO:
Ritengo che gli Enti Pubblici, se bene organizzati, e funzionanti, possano comunque ed in modo più attento dare precise risposte alla esigenze della collettività sia sotto il profilo della qualità e della economicità rimanendo in condizione in house e senza l'intervento dei privati.


Alessio Pacchin, Presidente ATO Polesine:
L'art. 23bis così come conosciuto fino a poco tempo fa non ha più senso commentarlo. E' stato pesantemente modificato dall'Art. 15 della legge 166/2009.
La cessazione delle gestioni in house così come conosciute slitta al 31/12/2011, anche se anche questo è parzialmente vero perché le società dichiarate in house hanno la possibilità di arrivare alla fine del contratto di servizi stipulato qualora venga individuato un partner privato a cui cedere il 40% o più della società
Nella fattispecie per quanto ci riguarda come Polesine le Aziende interessate sono Polesine Acque e Ecogest/ASM (dopo che saranno pervenute alla tanto auspicata fusione).


Antonio Laruccia Presidente ATO Rifiuti:
L’esperienza maturata in questi anni nel ruolo di Presidente del Consorzio RSU, mi porta ad esprimere le seguenti considerazioni:

In contrasto, ritengo che sussistano forti elementi positivi e specificatamente:

Queste condizioni potranno verificarsi in presenza di una regolamentazione attuativa molto rigida ed attenta con paletti definiti, ponendo al centro il ruolo dell’utente, quindi la Comunità verso cui sono rivolti questi servizi essenziali.


Giuliano Ferraccioli, Presidente di Polesine Acque:
Quanto previsto dall’art. 23 bis della Legge 133/2008 è oggi normato dalla L. 20/09/2009 n. 166 - con modifiche ed integrazioni.

Va subito detto che sarebbe stato più congruo e forse più efficace che il Legislatore Italiano avesse dichiarato la volontà di introdurre, per propria autonoma scelta, ulteriori disposizioni per accelerare l’esternalizzazione di servizi pubblici con rilevanza economica (in quanto non imposta da nessuna norma europea) mettendo in gara anche le attuali concessioni prima della loro naturale scadenza.


Giovanni Giribuola, Presidente Ecogest S.r.l.
E’ indubbio che la scelta del legislatore è quella di spingere sempre più verso una liberalizzazione dei SPL al mercato privatistico.

Mentre in Italia avviene questo, in ambito europeo l’orientamento, almeno per i servizi pubblici essenziali, è quello di lasciare ai titolari dei servizi (in Italia i Comuni), la facoltà di determinare le modalità del loro affidamento, ritenendo fondamentale nella scelta la qualità e l’essenzialità del servizio erogato e non esclusivamente il suo carattere economico. L’art. 23 bis e quelli successivi avranno evidentemente conseguenze anche nella nostra provincia.

Penso che l’azione dei Comuni, Provincia e delle loro società sarà indirizzata, pur nel rispetto delle normative vigenti, ad individuare il percorso che meglio di altri permetta la salvaguardia del patrimonio rappresentato dalle società pubbliche ed il loro controllo.”


Quali problematiche porterà la sua applicazione nel nostro territorio?
Angelo Zanellato, Presidente di CONSVIPO:
Essendo il nostro territorio una piccola realtà con problematiche particolari, rischieremo di trovare i servizi essenziali efficienti ( acqua, gas e rifiuti) solo su determinate aree dove il servizio comporta, data la conformazione del territorio, un minore costo di gestione, mentre sarebbero fortemente penalizzate le aree (come la nostra) per le quali vi sono costi di gestione più elevati. Questa scelta aprirebbe un problema che solo la politica può affrontare.


Alessio Pacchin, Presidente ATO Polesine:
Ritengo che la privatizzazione del 40% delle due società sia una opportunità per il Polesine se sapremo individuare le caratteristiche giuste dei partner privati.
Su questo sarà necessario cercare di partire per tempo e non aspettare la fine del 2011, senza farci "tirare per la giacca" da interessi corporativi.
Corriamo il rischio di svendere le nostre Aziende. A questo proposito sarebbe fondamentale, per il controllo pubblico delle Aziende, la creazione di un contenitore (holding) provinciale dove TUTTI i comuni possano trasferire le quote di proprietà delle Aziende citate (Polacque e Ecogest/ASM) e quindi confrontarsi con il privato presente nelle AZIENDE come un unico soggetto non frammentato.
Se così non sarà siamo destinati ad essere governati dai privati di turno che, conoscendo molto bene l'essere umano, non baderanno a colori politici e passare sopra a chichessia per raggiungere i propri obiettivi che sono quelli del profitto e nient'altro.
Pensate a cosa potrebbe essere il caso di una Azienda Pubblica Locale che presenta un progetto come la discarica di Pincara, quindi contro il territorio e il buon senso; ma se il partner privato può allearsi in assemblea con una parte pari a poco più del 10% di pubblico che magari risiede dall'altra parte del Polesine (o viceversa), a quel punto il progetto (a maggioranza) diventa il Progetto Polesano per la discarica di rifiuti speciali che il Polesine vuole a Pincara  L'esempio che potrebbe riguardare a parti invertite qualunque territorio del Polesine vuole essere una provocazione esemplificativa di ciò che potrebbe succedere.


Giuliano Ferraccioli, Presidente di Polesine Acque:
Non è ancora possibile un’analisi a tutto campo, in quanto rimaniamo in attesa del regolamento attuativo della L. 166/2009 che speriamo sia disponibile al più presto.

Il primo effetto è però già prodotto in quanto, in attesa di tutti i chiarimenti possibili, il mondo del credito bancario si è già chiuso a riccio riducendo in modo sensibile le erogazioni finanziarie finalizzate agli investimenti.


Quali sono a suo avviso gli strumenti di gestione e le soluzioni più proponibili per la nostra provincia, più adeguate alla nostra specifica realtà?

Angelo Zanellato, Presidente di CONSVIPO:
Mettere assieme le entità pubbliche che si occupano di servizi in una unica strategia di programmazione, per rendere meno dispendioso sotto il profilo dei costi di gestione e più efficiente rispetto alle domande più problematiche che dal territorio arrivano.

Questi obiettivi si possono raggiungere realizzando una holding (di proprietà dei Comuni), determinando conseguentemente gli indirizzi di gestione che devono tener conto delle esigenze del territorio.


Alessio Pacchin, Presidente ATO Polesine:
L'importante in questo contesto sarebbe che funzionassero veramente le autority di controllo che, al momento, sono gli ATO (acqua e rifiuti) ma che nell'immaginario delle nostre Associazioni nazionali dovrebbero essere di livello nazionale (le Autority) come per il Gas e l'Energia con dei riferimenti, gli ATO, sul territorio.
Solo il controllo di una Autority (ATO?) forte permetterà di vedere meno negativamente la privatizzazione dei servizi erogati dalle nostre Aziende che allora saranno un po meno nostre.
Il problema è che in questo frangente le ATO non sono forti e non sono preparate strutturalmente ad assumere tale ruolo. Su questo sarà necessario un importante confronto.
In questo senso la Regione sta ragionando intorno alla proposizione di soli 3 ATO a livello regionale, dove la nostra Provincia dovrebbe essere collegata con la provincia di Venezia; una autority che dovrebbe controllare la fascia costiera dell'Adriatico dal Friuli all'Emilia-Romagna, senza alcun riferimento di bacino idrografico.
Quali strumenti di gestione propongo la holding, che potrebbe non essere solo un contenitore delle azioni dei comuni ma anche delle progettualità per le aziende, un controllo effettivo del pubblico sul privato che affianca le ATO dal punto di vista della regolarità gestionale delle Aziende, cosa diversa dagli ATO per i quali la funzione di controllo è limitata al rispetto del piano d'ambito senza alcuna competenza sulla gestione aziendale.


Giuliano Ferraccioli, Presidente Polesine Acque:
Parlando di “Servizio Idrico Integrato” la nostra Provincia soffre indubbiamente di una serie di handicap noti e meno noti, quali:

Come si può notare la nostra Provincia vale in termini di utenza servita quanto meno della città di Padova, ma con costi nettamente più alti. Per ovviare a tutto ciò e per mettere cittadini utenti e gestori almeno alla pari ai nastri di partenza, occorre un’autorità regionale specifica che, analizzando le varie realtà territoriali, possa mettere in campo quegli strumenti di riequilibrio economico/infrastrutturale tali da consentire un costo di accesso dell’acqua per le famiglie equilibrato in tutta la Regione Veneto.

Se non si procederà in questa direzione, il dibattito in corso, “house” si “house” no, rischia di diventare fuorviante e solo ideologico. Realisticamente occorre convenire che, al di la della operatività, nessun capitale privato potrà essere aggiuntivo se non adeguatamente remunerato e che solo il “pubblico” può e deve farsi carico di situazioni socialmente difficili. Dunque, pubblico-privato si, ma con un ruolo efficace del pubblico.

<< Torna indietro