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“Quale futuro per i Servizi Pubblici Locali? Liberalizzazione - Privatizzazione - Affidamenti Pubblici – Centralità dei bisogni del cittadino”. Oggi a Rovigo un Convegno per approfondire un tema oggi al centro dell’interesse delle politiche locali di governo: il futuro dei Servizi Pubblici Locali, alla luce della nuova normativa
Un evento voluto dal Comune di Rovigo per offrire ad amministratori, tecnici, rappresentanti istituzionali, imprese, l’opportunità di un confronto a più livelli su una tematica oggi al centro dell’interesse delle politiche locali di governo: il futuro dei Servizi Pubblici Locali, alla luce della nuova normativa intervenuta con l’art. 23 bis della legge 133/2008, che prevede la cessazione delle gestioni in house al 31 ottobre 2010.
Il provvedimento disciplina l'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, acqua), in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza e di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali.
Per gli Enti Locali si apre quindi una prospettiva nuova, che richiede la collaborazione e la sinergia degli Enti e Soggetti Partecipati: l’obiettivo è quello di garantire centralità ai bisogni del cittadino e favorire alleanze tra i soggetti e gli Enti oggi preposti alla erogazione di servizi, per definire nuovi modelli di gestione improntati alla economicità, alla qualità, alla competitività e all’innovazione.
Il Convegno si propone come un momento di confronto importante e necessario per la provincia di Rovigo perché sono tante le problematiche aperte dalla nuova normativa
Spiega l’Assessore alle Società Partecipate del Comune di Rovigo Angelo Milan: “Il confronto in questa fase è fondamentale, per affrontare preparati i cambiamenti in atto ed essere pronti a gestire in modo razionale ed efficace i cambiamenti che la normativa impone. Vogliamo coinvolgere tutti i soggetti interessati, per mettere insieme le idee, raccogliere le diverse opinioni e focalizzare tutti i punti di forza e di debolezza del nostro sistema di erogazione dei servizi pubblici; solo così potremo individuare le soluzioni per offrire alla comunità il meglio in termini di economicità ed efficienza”.
Miglioramento della qualità del servizio ai cittadini, mantenimento dei necessari livelli di investimento e riduzione delle tariffe: questioni chiave che potrebbero essere risolte attraverso la privatizzazione dei servizi pubblici locali, almeno secondo quello che sembra essere l’intento della normativa. Ma sarà davvero così? Difficile dirlo, le posizioni sono diverse, i punti di vista cambiano a seconda della sensibilità di ognuno: da una parte c’è chi difende la privatizzazione ritenendola la scelta strategica per garantire la qualità, l’efficacia e l’efficienza dei servizi. Dall’altra c’è chi difende la proprietà di servizi e beni che appartengono a tutti, e che dovrebbero essere quindi gestiti da società pubbliche.
Questa è ad esempio l’opinione di Antonio Laruccia, Presidente di ATO Rifiuti: “sono soddisfatto che la L. 133 e le successive modifiche e integrazioni normative, abbiano garantito l’indispensabile controllo delle società che forniscono Servizi Pubblici. Purtroppo nella fase transitoria di entrata del privato nelle società pubbliche, le Aziende pubbliche dovranno affrontare delle difficoltà: difficile bancabilità, necessaria revisione delle strategie aziendali, preoccupazioni in merito al rischio di diminuzione dell’attenzione alle esigenze sociali nella fornitura dei Servizi in quanto in contrasto con le logiche imprenditoriali; ritengo pertanto che i regolamenti attuativi tengano conto in particolare dell’ultimo punto espresso in precedenza. Di contro ritengo che sussistano forti elementi positivi: la logica imprenditoriale che eliminerà i forti sprechi in essere; l’afflusso di liquidità finanziaria dei privati potrà garantire l’incremento degli investimenti; il know-how dei privati certamente assicurerà una ottimizzazione nell’utilizzo delle risorse umane e materiali delle aziende pubbliche”.
La legge manifesta il chiaro intento di puntare alla competitività, ma occorre attrezzarsi fin d’ora, per capire quali possono essere i modelli di gestione più adatti al nostro territorio, i punti di forza sui quali puntare e quelli di debolezza da correggere.
“Ritengo - spiega Alessio Pacchin Presidente di ATO Polesine - che la privatizzazione del 40% di Polesine Acque e Ecogest/ASM, dopo che saranno pervenute alla tanto auspicata fusione, sia una opportunità per il Polesine se sapremo individuare le caratteristiche giuste dei partner privati. Su questo sarà necessario cercare di partire per tempo e non aspettare la fine del 2011, senza farci "tirare per la giacca" da interessi corporativi. Corriamo il rischio di svendere le nostre Aziende. A questo proposito sarebbe fondamentale, per il controllo pubblico delle Aziende, la creazione di un contenitore (holding) provinciale dove TUTTI i comuni possano trasferire le quote di proprietà delle Aziende citate (Polacque e Ecogest/ASM) e quindi confrontarsi con il privato presente nelle AZIENDE come un unico soggetto non frammentato. Se così non sarà siamo destinati ad essere governati dai privati di turno. L'importante in questo contesto sarebbe che funzionassero veramente le autority di controllo che, al momento, sono gli ATO; il problema è che in questo frangente le ATO non sono forti e non sono preparate strutturalmente ad assumere tale ruolo. Su questo sarà necessario un importante confronto.
Angelo Zanellato Presidente di CONSVIPO spiega così la sua opinione sulla normativa: “Ritengo che gli Enti Pubblici, se bene organizzati, e funzionanti, possano comunque ed in modo più attento dare precise risposte alla esigenze della collettività sia sotto il profilo della qualità e della economicità rimanendo in condizione in house e senza l'intervento dei privati. Essendo il nostro territorio una piccola realtà con problematiche particolari, rischieremo di trovare i servizi essenziali efficienti (acqua, gas e rifiuti) solo su determinate aree dove il servizio comporta, data la conformazione del territorio, un minore costo di gestione, mentre sarebbero fortemente penalizzate le aree (come la nostra) per le quali vi sono costi di gestione più elevati. Una soluzione potrebbe essere quella di mettere assieme le entità pubbliche che si occupano di servizi in una unica strategia di programmazione, per diminuire i costi di gestione e rendere più efficiente la risposta alle domande più problematiche che arrivano dal territorio. Questi obiettivi si possono raggiungere realizzando una holding di proprietà dei Comuni”.
Di un’autorità regionale specifica parla invece Giuliano Ferraccioli Presidente di Polesine Acque: “Occorre - dice - un’autorità regionale specifica che, analizzando le varie realtà territoriali, possa mettere in campo quegli strumenti di riequilibrio economico/infrastrutturale tali da consentire un costo di accesso dell’acqua per le famiglie equilibrato in tutta la Regione Veneto. Se non si procederà in questa direzione, il dibattito in corso, “house” si “house” no, rischia di diventare fuorviante e solo ideologico. Realisticamente occorre convenire che, al di la della operatività, nessun capitale privato potrà essere aggiuntivo se non adeguatamente remunerato e che solo il “pubblico” può e deve farsi carico di situazioni socialmente difficili. Dunque, pubblico-privato si, ma con un ruolo efficace del pubblico”.
Giovanni Giribuola, Presidente di Ecogest dice: “E’ indubbio che la scelta del legislatore con le ultime normative di settore approvate è quella di spingere sempre più verso una liberalizzazione dei SPL al mercato privatistico.
Mentre in Italia avviene questo, in ambito europeo l’orientamento, almeno per i servizi pubblici essenziali, è quello di lasciare ai titolari dei servizi (in Italia i Comuni), la facoltà di determinare le modalità del loro affidamento, ritenendo fondamentale nella scelta organizzativa la qualità e l’efficacia del servizio erogato e non esclusivamente il suo carattere economico. E’ pertanto ineludibile che con questa nuova situazione legislativa le nostre aziende debbano cogliere l’opportunità prevista, attivando con rapidità le scelte per la costituzione di società in sinergia con il privato, al fine di erogare servizi pubblici essenziali comunque governati dal sistema dei Comuni. Solo in questo modo può essere attivato un percorso che garantisca la salvaguardia del patrimonio rappresentato dalle società pubbliche e contestualmente il loro controllo gestionale”.
Il dott. Pisilli di BIIS sottolinea: “La decadenza delle gestione in house a favore della gara pubblica, dovrebbe far leva su una regolamentazione più specifica che sappia orientare le scelte imprenditoriali di medio - lungo periodo, favorendo lo sviluppo dei settori pubblici locali nell’ottica dell’attuale riforma. Dal punto di vista dei finanziatori, il presupposto fondamentale per valutare il finanziamento delle nuove iniziative è comunque la stabilità e “certezza” del quadro regolatorio e la predisposizione di convenzioni che rispondano a determinati requisiti di “bancabilità”.
Cosa prevedono le modifiche all’art. 23 bis della legge 133/2008, approvate a settembre 2009
Si indicano, come vie ordinarie di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica l’affidamento attraverso gara o l’affidamento a società mista, in cui il socio privato sia scelto tramite gara, possieda non meno del 40% e sia socio “industriale”.
La gestione attraverso SpA a totale capitale pubblico può avvenire solo in condizioni straordinarie, previo parere preventivo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Termini di scadenza:
a) entro il 2010 decadono gli affidamenti a SpA in house che non rispettano la normativa comunitaria (controllo analogo e prevalenza territoriale dell’attività) e gli affidamenti a società miste nelle quali il socio privato non è stato scelto con gara;
b) entro il 2011 decadono tutti gli affidamenti a SpA in house (anche se rispettano la normativa comunitaria) e gli affidamenti a società miste, nelle quali, pur essendo stato scelto il socio privato con gara, questi non è un soggetto “industriale” ;
c) entro il 2012 decadono tutti gli affidamenti a SpA quotate in Borsa, nelle quali la partecipazione pubblica non sia nel frattempo scesa al 30%.
Si stabilisce quindi:
a) la fine delle gestioni attraverso SpA in house (quelle che non rispettano la normativa comunitaria entro il 2010, le altre comunque entro il 2011);
b) la fine della partecipazione maggioritaria degli enti locali nelle SpA quotate in Borsa (deve obbligatoriamente scendere al 30% entro il 2012).
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